Ascolta il nostro spot radio in onda sul gruppo

Sei nel settore Ginecologia

Traumi da Parto

Il parto è un evento fisiologico, che può però diventare causa di traumi del neonato, nel caso in cui dovessero sorgere delle complicazioni o nel caso in cui queste non dovessero essere gestite in modo corretto dal medico che assiste la partoriente.

TRAUMI DEL CAPO
Il caput succedaneum è la conseguenza di un trauma da parto di tipo lieve, che causa la formazione di un edema del cuoio capelluto del neonato, in corrispondenza della parte della testa che ha subito maggior compressione sulla cervice materna durante il parto.

Nel caso in cui il trauma fosse invece più grave, potrebbe causare un’emorragia sottogaleale, che renderebbe lo scalpo molle alla palpazione.

Il cefaloematoma è un’emorragia sottoperiostea, ovvero una raccolta di sangue superficiale che rimane limitata all’osso sottostante e che appare come un turgore di consistenza soffice a contenuto acquoso. Solitamente regredisce in modo spontaneo, ma a volte può provocare ittero neonatale e iperbilirubinemia. Può essere causato dall’uso della ventosa o del forcipe da parte del ginecologo durante il parto, soprattutto quando l’uso di questi dispositivi non è stato corretto.

Le fratture del cranio sono eventi fortunatamente assai rari e sono causati, la maggiorparte delle volte, dall’applicazione del forcipe durante il parto. Possono provocare la lacerazione della corteccia cerebrale e importanti emorragie endocraniche. Per avere la conferma dell’avvenuta frattura potrebbe essere necessaria una radiografia del cranio, anche per valutare la necessità di un intervento neurochirurgico, al fine di risollevare l’osso fratturato.

TRAUMI DEI NERVI CRANICI
Il nervo cranico che più spesso viene danneggiato durante il parto è il nervo facciale, nella maggiorparte dei casi accade a causa dell’applicazione del forcipe. Il danno consiste nell’impossibilità di muovere parzialmente o totalmente certi muscoli della faccia, in particolar modo la lesione è evidente come un’asimmetria del viso del bambino durante il pianto. Fortunatamente la sintomatologia si risolve di norma due tre mesi dopo il parto.

LESIONE DEL PLESSO BRACHIALE (PARALISI OSTETRICA)
Una serie di complicanze relativamente frequenti del parto, come:

  • la distocia di spalla,
  • la presentazione podalica o
  • l’iperabduzione del collo quando la presentazione del feto è cefalica, se non gestita a dovere, può causare la lesione del plesso brachiale, ovvero la lesione dell’insieme dei nervi che originano dal midollo spinale e che, passando per le vertebre del collo e della clavicola, arrivano al braccio, per controllare i movimenti e la sensibilità degli arti superiori (delle braccia, delle mani e delle dita). Alla paralisi ostetrica spesso si associano altri danni traumatici da parto, come:
    • la sublussazione delle vertebre cervicali e della spalla o
    • le fratture dell’omero e della clavicola.

Esistono diversi tipi di paralisi osterica, in base al punto in cui vine danneggiato il plesso brachiale.

  • La paralisi superiore, o paralisi di Erb, è la paralisi più frequente, poiché rigurda i muscoli delle spalle e del gomito, i cui nervi sono maggiormente esposti a traumi di tipo meccanico durante l’espletamento del parto. Questo tipo di paralisi è caratterizzata dall’ adduzione e dalla rotazione interna della spalla con la pronazione dell’avambraccio ed è frequentemente associata alla paralisi del diaframma omolaterale. Prevede un trattamento con immobilizzazione del braccio sopra l’addome e quotidiani esercizi passivi delle articolazioni, fin dai primi giorni di vita. E’ una condizoine che solitamente migliora in tempi brevi, la maggiorparte delle volte entro i primi 3 mesi, ma che può comportare la persistenza di alcuni deficit sia motori che, anche se meno spesso, sensitivi.
  • La paralisi inferiore, o paralisi di Klumpke, è meno frequente e riguarda i muscoli dell’avambraccio, del polso e della mano, cui spesso si associa la sindrome di Horner omolaterale. L’unico trattamento disponibile è rappresentato dalla fisioterapia, che generalmente comporta un rapido miglioramento della sintomatologia, con la possibile persistenza di deficit sia motori che sensitivi.
  • La paralisi ostetrica completa è la paralisi più grave, con prognosi purtroppo più grave, poiché interessa entrambi i tratti del plesso brachiale, sia quello superiore, che quello inferiore. L’arto è completamente immobile, privo di sensibilità e spesso compromesso nel suo accrescimento. E’ una condizione che richiede l’esecuzione di diversi esami, come la risononza magnetica o un’esplorazione chirurgica e che necessita sempre di una fisioterapia di mobilizzazione passiva, per evitare l’insorgenza di contratture dell’arto.

La prognosi della paralisi ostetrica dipende dal tipo di danno che il plesso nervoso ha subito. Se viene semplicemente interrotta la conduzione nervosa, senza il danneggiamento delle strutture interne del nervo (cilindrasse), ma solo con l’interessamento del suo rivestimento esterno (guaina mielinica), i sintomi regrediscono nell’arco di circa tre mesi. Se invece il nervo viene completamente lesionato, poiché le fibre nervose non sono in grado di rigenerarsi, non sarà possibile alcun tipo di recupero della funzionalità dell’arto, con un danno gravissimo per la qualità della vita del bambino.

La distocia di spalla ha un’elevata incidenza: più o meno 1 parto su 100 presenta questo tipo di complicanza ed è proprio per questo che è un’eventualità che il medico ostetrico deve essere in grado, quando possibile, di prevedere (in caso di feto macrosomico, con un peso stimato molto elevato, o in caso si sproporzione feto-pelvica, ovvero quando il feto è troppo grande per passare attraverso la pelvi materna durante il parto), in grado di evitare (proponendo alla paziente un parto cesareo elettivo, se necessario) e in grado di gestire (portando a termine tutta una serie di manovre ostetriche previste per questo tipo di evenienza).

Fattori di rischio per la distocia di spalla

  • Macrosomia fetale (peso stimato > 4000 g)
  • Diabete gestazionale
  • Sproporzione fetopelvica

Segni e sintomi
I primi segni di una paralisi osterica sono:

  • Perdita della sensibilità del braccio
  • Atrofia del deltoide, del bicipite e dei muscoli brachiali (muscoli del braccio)
  • Braccio caratteristicamente adiacente al corpo del bambino, ruotato verso l’interno (braccio floscio)
  • Impossibilità di sollevare il braccio o di mantenerlo in posizione
  • Impossibilità di muovere la mano e diminuzione della capacità di presa
  • Mancanza di forza nel gomito (contrattura del gomito, che non riesce a essere disteso)
  • Avambraccio che non può essere ruotato
  • Rachitismo del braccio paralizzato
  • Ritardo dello sviluppo nervoso e circolatorio
  • Mancanza del riflesso di Moro (riflesso caratteristico del neonato, che distende gambe e braccia, se stimolato inaspettatamente da uno stimolo acustico forte e improvviso)

TRAUMI DI ALTRI NERVI PERIFERICI
Durante l’espletasmento del parto è possibile che vengano danneggiati alcuni dei nervi periferici del neonato, ma sono fortunatamente traumi molto rari.

  • Trauma del nervo radiale
  • Trauma del nervo otturatore
  • Trauma del nervo sciatico

Di solito la condizione traumatica si rolve completamente con il riposo dei muscoli che antagonizzano i muscoli paralizzati dalla lesione del nervo che li interessa, solo in pochissimi casi sarà necessario un intervento chirurgico.

Raccontaci il tuo caso di malasanità.



Se ritieni di aver subito un danno da responsabilità medica e desideri giustizia,
compila il modulo qui sotto. Ti chiameremo noi tempestivamente.

Accetto le condizioni relative alla norma sulla Privacy e le Condizioni d'uso.


Invia questo articolo ad un amico