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Prolasso del Cordone Ombelicale

Il cordone ombelicale collega il bambino alla placenta e trasporta i nutrienti e il sangue ossigenato dalla madre al feto e l’anidride carbonica e i prodotti del metabolismo fetale dal feto alla circolazione materna. In meno dell’1% dei parti può capitare che al momento in cui si rompono le acque il cordone esca dall’utero prima del bambino.

Si tratta di un’emergenza ostetrica grave, in quanto essa può comportare il blocco parziale o totale del rifornimento di ossigeno al nascituro e di conseguenza gravi danni al neonoato, che vanno dall’ipossia acuta, ai danni neurologi a lungo termine e, nei casi più gravi, anche la morte del bambino.

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO

  • Rottura precoce delle acque (sacco amniotico)
  • Eccessiva lunghezza del cordone ombelicale
  • Eccessiva quantità di liquido amniotico
  • Parto pretermine
  • Posizione anomala del bambino
  • Gravidanze gemellari
  • Distacco di placenta
  • Placenta previa

CLASSIFICAZIONE
Il prolasso del cordone può essere:

  • PARZIALE (se il cordone resta lateralmente al bambino)
  • TOTALE (se appare in vagina prima del bambino)

DIAGNOSI
Verrà facilmente posta diagnosi di prolasso del cordone ombelicale dopo un’esplorazione vaginale, soprattutto a sacco amniotico rotto, dato che sarà possibile riconoscere l’ansa di cordone che precede il nascituro. Per la diagosi può anche essere utile ricorrere all’ecografia color-Doppler.

TERAPIA
Una volta posta la diagnosi di prolasso del cordone ombelicale il primo obiettivo sarà quello di espletare tempestivamente il parto.

Questo potrà raramente essere eseguito per via vaginale, facendo attenzione ad allontanare il cordone dal feto e dalle strutture che possano peggiorare la sua compressione e quindi diminuire l’afflusso di sangue al bambino, solo quando sia possibile espletarlo in tempi brevissimi, a volte col l’ausilio della ventosa e del forcipe. Nella maggior parte dei casi sarà ncessario evitare manovre ostetriche e ricorrere a un taglio cesareo d’urgenza, per evitare che il bambino possa soffrire e subire le temibili conseguenze dell’assenza d’ossigeno.

Sarà necessario monitorare attentamente il feto per tutto il tempo e il ginecologo potrà mettere la donna in posizione di Trendelenburg (con la testa verso il basso) per ovviare alla forza di gravità, che potrebbe peggiorare il prolasso. Spesso è necessario l’impiego di farmaci che rilassano la muscolatura uterina

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