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Placenta Previa

Il feto, durante la gravidanza, riceve i nutrimenti e l’ossigeno dalla madre, attraverso la placenta, che normalmente si forma nella parte superiore o laterale dell’utero.

In circa lo 0.5% – 2% delle gravidanze, la placenta si impianta e cresce nella parte inferiore dell’utero, dove vi è l’orifizio uterino interno, ovvero l’inizio del canale (cervice uterina) che al termine dei nove mesi di gravidanza porterà il bambino all’esterno del corpo materno.

Nella maggior parte dei casi una placenta che a inizio gravidanza viene definita ecograficamente a “bassa inserzione” migra verso l’alto nel terzo trimestre di gestazione.

Esistono però dei casi in cui questo processo migratorio non avviene e la placenta rimane “previa” (bassa), condizione che, se non diagnosticata, clinicamente riconosciuta e gestita in modo corretto, può mettere seriamente a rischio sia la salute della mamma che quella del feto, poiché nel terzo trimestre, a fine gravidanza, la regione istimica (ovvero quella che corrisponderà al segmento ueterino inferiore) subisce dei cambiamenti, per preparasi al parto e la placenta, essendo un organo non in grado di adattarsi a tali cambiamenti, perché poco estensibile, può distaccarsi dall’utero e provocare sia una grave emorragia materna, che interrompere l’apporto di ossigeno al feto, con conseguenze a volte irreparabili.

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO

  • Anomalie uterine (malformative o vascolari)
  • Pregresse infezioni dell’utero (endometriri)
  • Pregressa placenta previa (in gravidanze precedenti)
  • Aumentata estensione placentare
  • Cicatrici da pregressi interventi chirurgici sull’utero
  • Parità crescente (numero di gravidanze)
  • Fibromi uterini
  • Gravidanze multiple (gemellari)
  • Fumo di sigaretta
  • Età della madre superiore ai 35 anni

CLASSIFICAZIONE
La placenta previa viene distinta in:

  • PLACENTA PREVIA CENTRALE (se copre l’orifizio uterino interno)
  • PLACENTA PREVIA MARGINALE (se s’impianta a meno di 3 cm dall’orifizio uterino interno)
  • PLACENTA PREVIA LATERALE (se s’impianta a più di 3 cm dall’orifizio uterino interno)

SEGNI E SINTOMI
Classicamente la placenta previa si manifesta nel 2°, ma soprattutto nel 3° trimestre di gravidanza, con una perdita di sangue (rosso vivo) più o meno abbondante, intermittente e imprevedibile, di solito non accompagnata da dolore (poiché il sangue non è ritenuro nell’utero) e che peggiora con il progredire della gravidanza e con l’attività fisica.

All’esame obiettivo ostetrico l’utero appare di consistenza soffice e non contratto. La sintomatologia tende a manifestarsi tanto più precocemente, quanto più la placenta è vicina all’orifizio uterino interno e a volte si manifesta solo durante il travaglio.

SOFFERENZA FETALE
Fortunatamente la placenta, se non distaccata gravemente, ha un ottimo meccanismo di compenso e riesce ad assicurare il mantenimento di un appporto di ossigeno sufficiente al feto, anche dopo emmorragie importanti. La sofferenza fetale si verifica nei casi in cui il sanguinamento è tale da provocare una grave anemizzazione della madre. Spesso è necessario ricorrere a un taglio cesareo d’urgenza, con la nascita di feti prematuri.

DIAGNOSI
Di solito, in presenza di sanguinamento uterino anomalo, soprattutto se abbondante, di colore rosso vivo e non accompagnato da dolore, il Ginecologo sospetterà una possibile previetà placentare, eviterà la visita vaginale e farà un’ecografia per visualizzare la posizione della placenta rispetto all’OUI e confermare il sospetto diagnostico di placenta previa.

Spesso la diagnosi è occasionale, in assenza di perdite ematiche, durante le ecografie del primo e del terzo trimestre, ma dovrà comunque essere confermata nel tempo, con controlli ultrasonografici successivi. Ricordiamo che non tutte le inserzioni basse della placenta nel primo trimestre poi evolvono in placenta previa. In questi casi, il medico consiglierà di ridurre l’attività fisica e i rapporti sessuali per qualche tempo.

COMPLICANZE PER LA MADRE

  • Perdite ematiche eccessive con grave anemia materna (che possono mettere in pericolo la vita della gestante)
  • Disturbi della coagulazione come la coagulopatia da consumo (dovute all’eccessiva perdita di sangue)
  • Placenta accreta (ovvero una placenta che non è possibile distaccare dall’utero dopo il parto)
  • Distacco prematuro della placenta
  • Emorragia post-partum

COMPLICANZE PER IL BAMBINO

  • Presentazioni anomale
  • Anemia fetale
  • Prematurità
  • Ipossia fetale
  • Morte fetale

TERAPIA
Non appena la diagnosi di placenta previa viene confermata, il ginecologo consiglierà assoluto riposo, astensione dall’attività sessuale, terapia farmacologica (antispastici) alle prime contrazioni, e in casi gravi potrà ricoverare in ospedale la donna.

Il parto potrà avvenire per via vaginale solo in pochi casi (placenta previa laterale); nella quasi totalità dei casi invece si dovrà ricorrere a un taglio cesareo prima del termine della gravidanza, per evitare complicanze gravi del neonato. Esistono delle linee guida a cui il medico ostetrico dovrebbe sempre far riferimento per la gestione di tale tipo di patologia placentare.

La placenta previa è una condizione che deve essere diagnosticata, monitorata e gestita correttamente dal ginecologo, per evitare gravi negligenze, come la mancata diagnosi ecografica, per inesperienza dell’operatore, il mancato monitoraggio flussimetrico del benessere di un feto a rischio d’ipossia per placenta previa, il parto di tipo vaginale con placenta previa centrale, l’esplorazione vaginale in caso di sospetto clinico di placenta previa davanti ad emorragie del terzo trimestre e il ritardo nell’epletamento del parto cesareo.

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