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Parto Podalico

Dalla 28^ – 32^ settimana di gestazione fino al momento del parto, il bambino dovrebbe trovarsi all’interno dell’utero in posizione cefalica, ovvero con la testa rivolta verso il canale del parto (verso il basso), che dovrebbe essere quindi la prima parte fetale ad uscire dalla vagina, durante il periodo espulsivo. Nel parto podalico, invece, il bambino è in posizione appunto podalica, ovvero con il podice rivolto verso il basso. Questa presentazione fetale rende più difficoltoso il passaggio del nascituro attraverso il canale del parto, con un’incidenza fino a quattro volte superiore di morte o lesioni perinatali rispetto alla presentazione cefalica.

CAUSE
In realtà ancora non è chiaro cosa possa causare la presentazione podalica a termine di gravidanza, ma sicuramente concorre la presenza di:

  • Malformazioni uterine
  • Miomi uterini
  • Placenta previa
  • Gravidanze gemellari
  • Età materna avanzata
  • Utero materno piccolo
  • Presentazione podalica in precedenti gravidanze

CLASSIFICAZIONE
La presentazione podalica può essere:

  • COMPLETA: quando il bambino ha le gambe completamente flesse sull’addome e i piedi come se fosse seduto sui talloni
  • A NATICHE SOLE (quando il bambino presenta le gambe estese e i piedi all’altezza del volto)
  • MISTA

DIAGNOSI
Il ginecologo, tramite la palpazione dell’addome materno e l’ecografia ostetrica, è in grado di diagnosticare facilmente la presenza di presentazione fetale podalica a termine della gravidanza.

TERAPIA
In caso di presentazione podalica è possibile eseguire il parto sia per via vaginale (attuando una serie di manovre ostetriche ad hoc), che con taglio cesareo, in base alle condizioni materno-fetali. Sarà a discrezione del ginecologo valutare e decidere come espletare il parto.

Al giorno d’oggi si tende a ricorrere molto più spesso al taglio cesareo, per evitare sofferenze e complicazioni al bambino e alla madre. Nel caso in cui si decidesse per un parto di tipo vaginale, sarà necessario che il ginecologo abbia correttamente informato la gestante rigurdo i rischi di tale procedura e sia un ostetrico esperto e che in sala parto sia presente un’equipe di medici qualificata, per assicurare un’adeguata assistenza sia alla madre che al feto durante e dopo l’estrazione e per convertire tempestivamente il parto vaginale in cesareo, nel caso in cui fosse necessario.

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