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Oligoidramnios

Durante il suo sviluppo nella cavità uterina, il feto è immerso nel liquido amniotico, che svolge una funzione di protezione (da traumi o sbalzi termici), consente al bambino di muoversi, impedisce che si creino aderenze tra le membrane amniotiche e le parti fetali ed ha un ruolo di sostegno biochimico e immunologico per il nascituro.

La sua presenza è fondamentale per un corretto sviluppo del sistema respiratorio, del sistema gastroenterico e di quello muscolo-scheletrico. Nelle prime settimane di sviluppo il liquido amniotico è prodotto direttamente dalle membrane amniotiche. Dalla 12^ settimana di gestazione, la maggior parte del liquido proviene dalla minzione del bambino.

Ne viene prodotto circa 1 litro al giorno e ne vengono riassorbiti, tramite la deglutizione fetale, dai 500 ai 1000 ml al giorno, quindi si può dedurre che il volume di liquido amniotico dipende dal corretto funzionamento dell’apparato urinario e digestivo del feto.

Il volume totale di liquido amniotico è variabile in base alla settimana di gravidanza e verso la 32-36^ settimana si stabilizza tra i 700 e gli 800 ml fino al parto.

L’oligoidramnios non è altro che la diminuzione del volume di liquido amniotico, soprattutto nel terzo trimestre. Di solito non da segni o sintomi facilmente interpretabili se non quando è causato da una rottura prematura delle membrane, per cui si constata o si avverte lo scolo del liquido dalla vagina della madre, quando sono presenti contrazioni uterine o quando la diminuzione di liquido è davvero estrema.

In questi casi può essere causa di fastidio o vero e proprio dolore, in concomitanza dei movimenti fetali, che possono risultare diminuiti.

CAUSE E FATTORIO DI RISCHIO

  • Rottura delle membrane
  • Gravidanza protratta
  • Ritardo nella crescita fetale
  • Malformazioni a carico dei reni del bambino
  • Malformazioni urinarie
  • Malformazioni gastroenteriche
  • Anomalie cromosomiche (come la sindrome di Down)
  • Insufficienza placentare
  • Trombosi placentare
  • Morte intrauterina del feto

Anche alcune patologie della madre possono portare allo sviluppo dell’ oligoidramnios:

  • Gestosi
  • Pre-eclampsia
  • Ipertensione cronica
  • Vasculopatie
  • Collagenopatie (Lupus)
  • Diabete materno
  • Disidratazione
  • Assunzione di farmaci

COMPLICANZE

  • Alterazione dello sviluppo del bambino
  • Compressione del cordone ombelicale
  • Aspirazione di meconio
  • Distacco di placenta
  • Insufficienza utero-placentare

DIAGNOSI
Il calcolo ecografico della quantità di liquido amniotico può essere soggettivo (quindi dipendente dall’operatore) oppure oggettivo (tramite il calcolo del cosiddetto AFI).

L’Amniotic Fluid Index (AFI) si calcola ecograficamente misurando le dimensioni delle 4 tasche di liquido presenti attorno al bambino e facendone la somma.

È una tecnica semolice e che non richiede l’impiego di molto tempo. Normalmente quest’indice è di circa 16 cm, che corrispondono all’incirca a 800-1000 ml.

Si può parlare di oligoidramnios certo quando l’indice AFI scende al di sotto dei 3 cm, ovvero quando il fluido risulta essere minore di 300 ml. Valori tra 8 e 3 cm sono considerati a rischio e vanno tenuti sotto stretto controllo ecografico nel tempo.

TERAPIA
Purtroppo non esiste un trattamento definitivo per questa condizione clinica fetale. Classicamente il Ginecologo dirà alla donna di bere più acqua, potrà far eseguire alla madre delle flebo di soluzione fisiologica o anche infonderla direttamente tramite un ago nel sacco amniotico.

In caso di diagnosi o di feti a rischio di sviluppare oligoidramnios saranno assolutamente necessarie ecografie e monitoraggi molto ravvicinati nel tempo per valutare il benessere e la crescita del feto e la quantità di liquido amniotico.

Spesso, non appena il bambino ha raggiunto la maturità polmonare, è necessario l’espletamento del parto prima del termine della gravidanza, se questo non è avvenuto, sarà indotto grazie alla somministrazione di cortsonici.

In caso di oligoidramnios la diagnosi precoce, il corretto monitoraggio del benessere fetale e un’adeguata terapia sono un obbligo da parte del ginecologo curante, che deve essere in grado di limitare e, quando possibile, evitare la sofferenza del feto e le sue conseguenze a breve e lungo termine.

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