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Macrosomia Facciale

Il diabete gestazionale è una patologia che interessa circa il 5% di tutte le gravidanze e che, se non gestita corretamente o non tenuta sottostretto controllo medico, può causare gravi danni sia materni che fetali.

E’ definito come un’intolleranza al glucosio, di entità variabile, che viene diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza e che tende solitamente a risolversi non molto tempo dopo il parto.

Durante la gravidanza il metabolismo glicidico materno (metabolismo degli zuccheri) subisce degli importanti cambiamenti. Introrno alla decima settimana di gestazione la placenta inizia a produrre l’ormone lattogeno placentare, che raggiunge i suoi valori massimi più o meno intorno alla trentacinquesima settimana.

Quest’ormone ha un’azione anti-insulinica periferica, ovvero impedisce l’ingresso del glusio (zuccheri del sangue) all’interno delle cellule materne, per permetterne il passaggio attraverso la placenta fino al feto, di modo che esso possa utilizzarlo per il proprio metabolismo e per il proprio sviluppo. Quando l’organismo materno non riesce a sostenere questi cambiamenti metabolici, si può instaurare una condizione di iperglicemia materna (eccesso di zuccheri nel sangue), che si riflette anche sulla circolazione placentare e che riguarda quindi anche il feto: il diabete gestazionale.

Quando il feto riceve dal circolo materno, attraverso la placenta, un eccesso di zuccheri, questo va incontro a un eccessivo accrescimento, che se raggiunge o supera i 4000 g alla nascita, viene definito macrosomia (nel caso in cui raggiungesse o superasse i 5000 g parleremmo di gigantismo fetale).

La macrosomia fetale è una condizione molto pericolosa, perché aumenta l’incidenza di una serie di temibili complicanze della gravidanza, come:

  • Parti distocici
  • Distocia di spalla
  • Lesioni del plesso brachiale
  • Rottura della clavicola durante il parto
  • Mancata progressione del bambino nel canale del parto
  • Necessità di eseguire un parto cesareo d’urgenza
  • Paralisi cerebrale neonatale
  • Emorragie cerebrali
  • Ipossia ed ischemia del neonato
  • Prolasso del cordone ombelicale

FATTORI DI RISCHIO

PERSONALI

  • Precedente gravidanza con diabete gestazionale
  • Familiarità di primo grado per diabete gestazionale
  • Indice di massa corporea materno uguale o maggiore a 28
  • Età materna maggiore dei 35 anni
  • Fattori genetici

OSTETRICI

  • Precdente gravidanza con feto macrosomico (peso maggiore dei 4000 g)
  • Precedente gravidanza con feto grande per l’epoca gestazionale (con peso maggiore al 90° percentile rispetto ai volori di riferimento)
  • Precedenti gravidanze con morte perinatale del neonato
  • Precedenti gravidanze con polidramnios
  • Precdenti garvidanze con pre-eclampsia
  • Elevata parità (alto numero di gravidanze)
  • Precedenti parti prima del termine
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    DELLA GRAVIDANZA

    • Eccessivo incremento ponderale durante la gravidanza (eccessivo aumento di peso)
    • Polidramnios
    • Crescita fetale accelerata
    • Patologie malformative fetali
    • Feto di sesso maschile
    • Assunzione di farmaci in gravidanza (come ad esempio antibiotici)
    • Gravidanza oltre il termine

    DIAGNOSI
    La diagnosi di macrosomia fetale è possibile tramite:

    • ECOGRAFIA OSTETRICA: esistono dei valori biometrici fetali di riferimento per ogni epoca gestazionale, che vengono utilizzati durante l’ecografia per determinare il corretto accrescimento fetale. Se i valori misurati all’esame ultrasonografico fetale dovessero essere maggiori di quelli di riferimento, sarebbe possibile porre diagnosi di macrosomia fetale. Di fondamentale importanza sarà la corretta datazione della gravidanza, al fine di poter confrontare correttamente i valori del feto con quelli delle curve di accrescimento di riferimento, evitando così di misconoscere feti macrosomici o di porre erroneamente diagnosi di macrosomia fetale, procurando inutili preoccupazioni ed eventuali provvedimenti terapeutici non necessari. Il parametro ecografico più affidabile e sensibile per la diagnosi di macrosomia è quello della circonferenza addominale fetale, che potrebbe essere il primo campanello di allarme, quando ancora gli altri parametri sono nella norma per l’epoca gestazionale. La presenza di polidramnios (quantità eccessiva di liquido amniotico rispetto sempre a valori di riferimento per una determinata epoca di gravidanza) devono far sospettare all’operatore una possibile macrosomia fetale già in atto o futura, poiché la quantità di liquido amniotico è direttamente proporzionale alla qauantità di urina prodotta dal feto e un feto più grande produce più urina.
    • MANOVRA DI LEOPOLD: tramite una semplice manovra, che consiste nella palpazione dell’addome materno, l’ostetrica o il ginecologo possono sospettare un accrescimento eccessivo del feto. Per porre diagnosi di macrosomia sarà però necessario ricorrere all’ecografia ostetrica, poiché la palpazione è una procedura troppo soggettiva.

    TRATTAMENTO
    Il trattamento della macrosomia fetale consiste nella risoluzione della causa del suo eccessivo accrescimeto e quindi ad esempio nel caso di obesità materna o diabete gestazionale, sarà necessario abbassare i livelli di glucosio nel sangue, con l’impostazione di un regime dietetico adeguato, se questo non dovesse essere sufficiente, sarà necessario ricorrere a una terapia farmacologica.

    Il managment e il timing del parto devono essere valutati attentamente dal medico che segue la gravidanza e la madre deve essere informata della maggiore probabilità di parti distocici (presentazioni fetali anomale, distocia di spalla, lesione del plesso brachiale) e operativi (con l’uso di forcipe e ventosa e quindi con tutti i rischi a essi associati). Sarà quindi indispensabile decidere se eseguire un parto naturale o se optare per un taglio cesareo programmato prima della 39^ settimana di gestazione. L’induzione farmacologica del parto (con ossitocina e prostaglandine) è assolutamente sconsigliata.

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