Ascolta il nostro spot radio in onda sul gruppo

Sei nel settore Infettivologia

Infezioni nosocomiali o ospedaliere

Le infezioni nosocomiali, dal greco nosos “malattia” e komeion “curare”, o infezioni correlate all’assistenza (ICA), comprendono tutte quelle infezioni acquisite all’interno di una struttura sanitaria.

Per ICA si definisce un’infezione contratta durante il ricovero in ospedale, che non era clinicamente manifesta, oppure in incubazione al momento dell’ammissione, ma che compare almeno 48 ore dopo il ricovero e da questo è determinata.

Le ICA generalmente comprendono anche le infezioni che compaiono dopo la dimissione e che possono essere verosimilmente collegate al ricovero stesso.

La frequenza delle ICA non è in declino, e manifestandosi con alti tassi di morbosità ed incremento della mortalità dei pazienti ricoverati, rappresenta uno dei principali problemi del Sistema Sanitario.

Negli ultimi anni, anche grazie ad un cambiamento nell’opinione pubblica, c’è stato un incremento delle richieste di risarcimento danni relativo alle infezioni nosocomiali.

Il 30% dei casi di ICA può essere evitato e consente quindi di ricorrere a procedure risarcitorie.

Il principale errore medico relativo alle infezioni nosocomiali, riguarda la loro mancata diagnosi da parte del personale medico e il trattamento tardivo delle conseguenze di un’infezione su un paziente già debilitato a causa del ricovero, che per molti possono essere letali.

LE CAUSE
Le infezioni nosocomiali sono sostenute da agenti patogeni tradizionali (virus dell’influenza, virus dell’epatite, le salmonelle, ecc.) oppure da agenti opportunisti, vale a dire tutti quei microrganismi che aggrediscono l’ospite solo quando si determinano condizioni tali da consentire il loro impianto in distretti normalmente sterili e/o quando si verifica una diminuzione, a vario livello, delle difese del paziente.

I microrganismi responsabili delle ICA, sono sempre più resistenti ad uno o più antibiotici e, per tale motivo, più pericolose per la vita dei pazienti, specie se defedati da lunghe degenze o co-morbosità.

I fattori di rischio sono numerosi:

  • Carenze nella pulizia, disinfezione e sterilizzazione della struttura ospedaliera
  • Scarsa igiene delle mani (le misure di controllo più efficaci per la maggior parte delle ICA si basano sul lavaggio frequente delle mani)
  • Scarsa osservanza delle precauzioni per modalità di trasmissione
  • Carenze nella gestione degli strumenti (aghi per infusione dei medicamenti, cateteri vescicali, cateteri intravascolari, cateteri per indagini strumentali)
  • Insufficiente prevenzione delle polmoniti

Le ICA si distinguono in:

  • ENDOGENE, quando l’infezione è sostenuta da un agente già da tempo presente nell’organismo del soggetto in causa, in veste di ospite abituale non patogeno, ma che ha acquistato patogenicità e virulenza in seguito a una grave compromissione delle difese dell’organismo
  • ESOGENE quando il germe arriva al paziente trasmesso da un altro paziente (infezione crociata) o dall’ambiente ospedaliero, secondo due principali modalità:
    Contatto diretto: in cui il paziente viene a diretto contatto con la fonte dell’infezione (ad esempio goccioline di saliva)
    Contatto indiretto: in cui il microrganismo è trasportato dalla fonte di infezione all’ospite recettivo da un veicolo animato (personale sanitario, familiari) o inanimato (endoscopi, strumenti chirurgici, ecc.)

L’incidenza delle infezioni ospedaliere rispetto al numero di ricoveri è tra il 5-8%.
Ogni anno in Italia si verificano tra le 450.000 e le 700.000 infezioni nosocomiali, di queste nell’1% dei casi (4.500-7000 infezioni) il paziente è condotto al decesso. Il dato importante è che il 30% del totale delle infezioni è potenzialmente prevenibile, ovvero 135.000-210.000 infezioni all’anno potevano essere evitate, di conseguenza 1.350-2.100 decessi l’anno potevano non accadere.

Le localizzazioni più frequenti di ICA sono:

LE PREVENZIONE
Eliminare il rischio infettivo dell’attività sanitaria, è impossibile ma gli ospedali hanno da sempre adottato misure precauzionali in grado di diminuire il numero di pazienti che le contraggono.

Già nel XIX secolo il problema delle infezioni ospedaliere all’interno delle strutture sanitarie veniva riscontrato dai medici (pionieri in questo ambito furono gli studi di I. Semmelweis, il “salvatore delle madri” e J. Simpson) ma fu solo dopo la seconda metà del 1900 che vennero create figure professionali dedicate a questo ambito e Istituzioni in grado di regolamentare il problema delle infezioni ospedaliere.

In Italia, nel 1980, venne elaborato un programma di controllo delle infezioni ospedaliere dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e negli anni successivi vennero emanati alcuni decreti legislativi per la riorganizzazione delle strutture sanitarie.

Attualmente, in tutti gli ospedali, sono presenti precauzioni molto stringenti per evitare contaminazioni (ad es. su come disinfettare gli strumenti, o molto più banalmente su come lavarsi le mani), ma anche norme e procedure su come effettuare il controllo in termini di sorveglianza e analisi degli eventi legati alle infezioni ospedaliere. Il processo di risk management e tutta l’evoluzione dei sistemi organizzativi sanitari, consentono di identificare i pericoli, gli scenari e le contromisure a cui la struttura è esposta.

Ci sono dieci anni di tempo per richiedere il risarcimento del danno subito a causa di un’infezione ospedaliera.

Se ritieni di esserne stato vittima, ti invitiamo a contattare lo Studio Legale Sgromo. I nostri professionisti saranno a tua disposizione per aiutarti ad avere giustizia.

Raccontaci il tuo caso di malasanità.



Se ritieni di aver subito un danno da responsabilità medica e desideri giustizia,
compila il modulo qui sotto. Ti chiameremo noi tempestivamente.

Accetto le condizioni relative alla norma sulla Privacy e le Condizioni d'uso.


Invia questo articolo ad un amico