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Gravidanza in età avanzata

Nei paesi industrializzati due donne su dieci partoriscono dopo i 35 anni di età, ovvero in età materna avanzata. Esistono molti rischi, sia materni che fetali, associati a questa tendenza degli utlimi dieci anni, sempre in aumento per motivi socio-economici.

La fertilità diminuisce in modo direttamente proporzionale all’aumentare dell’età di una donna e, poichè gli ovuli contenuti nelle gonadi femminili (ovaie) vanno incontro a progressiva atrofia con gli anni, spesso le donne che rimangono incinta in età avanzata si sono sottoposte a cure ormonali per la fertilità o a tecniche di procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro. Queste nuove tecniche non sono del tutto scevre da complicanzioni:

  • Sindromi emorragiche e morte della paziente durante il pick-up degli ovuli da fecondare
  • Scambio di gameti (ovuli e spermatozoi) o embrioni da impiantare
  • Impianto di materiale genetico infetto (ad esempio da malattie sessualmente trasmissibili)
  • Perdita di embrioni fecondati per errori sanitari
  • Figli con malattie genetiche trasmesse da donatori su cui i test genetici non sono stati eseguiti o sono stati eseguiti scorrettamente

Più è alta l’età materna più sarà probabile che si verifichi un aborto spontaneo, sia per la peggiore qualità degli ovuli della donna, che possono presentare delle anomalie gentiche, per cui il prodotto del concepimento viene abortito naturalmente, secondo una selezione naturale, sia perché gli ormoni materni, necessari per il mantenimento della gravidanza non sono a volte più secreti in quantità sufficiente per adempiere al loro compito e sia perché la circolazione materna può aver subito delle modificazioni in senso negativo negli anni e l’impianto nell’utero con la successiva placentazione non sono efficaci come lo sarebbero stati nel caso di una donna più giovane.

Alla luce dell’aumento dell’incidenza di malattie genetiche con l’avanzare dell’età materna, come la Sindrome di Down, il ginecologo dovrà informare la donna riguardo la possibilità di eseguire dei test di diagnosi prenatale, come il test combinato, la villocentesi e l’amniocentesi, in grado di diagnosticare tali patologie, permettendo alla gestante di decidere se portare avanti la gravidanza oppure se interromperla.

Compito del ginecologo sarà anche monitorare la pressione arteriosa della paziente e informala sul rischio aumentato di sviluppare ipertensione gestazionale, pre-eclampsia, eclampsia e sindrome HELLP, essendo pronto a intervenire tempestivamente nel caso in cui esse si verificassero.

Bisogna sottilineare infine che la probabilità che sopraggiungano la morte fetale e/o materna, anche se comunque fortunatamente molto bassa, è tre volte maggiore nelle donne in gravidanza in età avanzata, rispetto a quelle più giovani.

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